|
21/03/2005: Dongle USB, licenze software e demo: siamo al paradosso?
Negli ultimi tempi l'attenzione dei produttori di software contro la pirateria sta aumentando, e si
assiste alle iniziative più disparate per cercare di arginare il fenomeno delle copie pirata e delle
crack che consentono di aggirare le limitazioni delle versioni demo. Molti produttori
ad esempio hanno interrotto la pubblicazione di versioni demo dei propri software, o ne hanno limitato
il rilascio. Uno di questi è
Steinberg, la ben nota softwarehouse tedesca che produce, tra gli altri Cubase, Nuendo e Wavelab.
Un sistema molto "gettonato" negli ultimi tempi è anche l'utilizzo di una cosiddetta "chiave" o "dongle"
USB: una chiavetta in tutto simile alle unità di storaggio dati a cui siamo ormai abituati, che con
la sua presenza certifica la licenza rilasciata dal produttore del software.

Il sistema finora era semplice quanto scomodo: all'acquisto del software veniva fornita la relativa chiavetta
contenente la licenza. Il software, all'avvio, verificava la presenza della chiave e nel caso non la
riconoscesse si bloccava. Il lato scomodo di questo sistema stava nel fatto che per l'uso di più
programmi in contemporanea, era necessario collegare al pc più dongle USB, con la conseguenza di
dover utilizzare un Hub USB solo per autorizzare i vari software.
Steinberg ha modificato da un po' di tempo questo sistema per i propri software: ora è infatti possibile trasferire
tutte le proprie licenze Steinberg su una sola chiavetta, grazie al programma Licence Control Center
che gestisce tutte le licenze in proprio possesso.
Chi ha già acquistato un software Steinberg, dunque, può utilizzare una sola chiave pur tutti i propri
programmi Steinberg acquistati successivamente: via dunque l'Hub e la scomodità.
E' dell'inizio di quest'anno infine la notizia che è possibile acquistare per 20 € la chiavetta USB di Steinberg:
in questo modo non è più necessario aver già acquistato un software con chiavetta per trasferire le varie
licenze, e Steinberg non è più obbligata ad accludere un dongle ad ogni software in vendita.
Sarà l'utente ad acquistare una sola chiavetta ed a riversarvi tutte le licenze in proprio possesso.
Fin qui, tutto bene. Il sistema funziona, combatte la pirateria in modo efficace, non stressa l'utente
più di tanto - se non nell'acquisto del dongle, che però avviene una sola volta.
Il problema si incontra quando si comincia a parlare di versioni demo. Queste ultime, dicevamo, sono
oramai difficilmente reperibili per determinati prodotti. Di Cubase SX 3, ad esempio, non era ancora stata
rilasciata alcuna versione di prova. Eppure le versioni demo sono una grossa convenienza sia
per la casa produttrice del software sia per l'utente: la possibiltà di provare il software ed assaggiarne
tutte le potenzialità - ed eventuali limiti - è sempre stata un utile strumento per decidere
un acquisto per l'autente e contemporaneamente un forte strumento di marketing per le aziende.
La lenta ma definitiva scomparsa di questo strumento pareva però oramai decretata.
E' invece di questi giorni l'annuncio da parte di Steinberg della versione demo di Cubase SX 3.
Un ripensamento? Un ritorno sui propri passi? No, Steinberg ha trovato un sistema originale per
difendersi dalle copie pirata anche con la distribuzione di versioni demo: la versione demo di
Cubase SX 3 infatti diporrà di una licenza esattamente come le versioni complete, e sarà distribuita solo
a chi acquista i nuovi Virtual Instrument Steinberg, a partire da Groove Agent 2 e HALion 3.1. Per cui, per
provare il programma sarà necessario possedere un software Steinberg e utilizzare un dongle.

Ci domandiamo a questo punto che funzione ha una demo che viene distribuita solo ai propri
clienti.
Citando Cubase.it, che per primo ha riportato la notizia: "L'unico commento che ci viene
in mente è che la paranoia contro la pirateria può spesso generare più problemi della pirateria stessa".
Un commento che condividiamo e che crediamo sia condiviso da molti.
La speranza è che col passare del tempo si trovi un equilibrio migliore e che questa specie di delirio diffuso
che induce grandi case a tremendi autogol d'immagine possa concludersi.
|