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Tutorial -> Tecniche di registrazione -> Gli effetti d'ambiente

Echo, riverbero, delay... Dai un ambiente alla tua musica
Una delle cose più affascinanti della musica moderna e delle registrazioni professionali è la possibilità di
aggiungere un "ambiente" agli strumenti, come se questi si trovassero in un particolare luogo. Un luogo che può
avere caratteristiche riconoscibili, ma anche del tutto fantasiose. E' possibile, grazie ad effetti sempre più
sofisticati, riprodurre il riverbero di una grande cattedrale, o di una piccola stanza, oppure l'eco naturale di una
vallata. Così come è possibile creare effetti particolari, innaturali, che lasciano spazio all'immaginazione e
consentono all'ascoltatore di collocare visivamente la musica in ambienti fantastici.
Vediamo allora come sono nati gli effetti di emulazione ambientale, come funzionano oggi, e come vengono
applicati in diverse situazioni.
In coda all'articolo vedremo anche un esempio pratico, molto semplice ma allo stesso tempo istruttivo,
di come si possa ricreare un famoso effetto di basso, grazie ad un piccolo plugin freeware: il Classic Delay.
Una riflessione sulle riflessioni
Per farsi un'idea chiara di come funzionano gli effetti di echo, riverbero e delay, è fondamentale avere in mente
che tutti questi fenomeni, in natura, sono causati dalla riflessione del suono. Le onde sonore, infatti, hanno la
caratteristica di "rimbalzare" sulle superfici che incontrano durante il loro tragitto, e di proseguire il loro viaggio in
direzioni diverse da quella originale. L'esempio più semplice di questo fenomeno, che tutti conosciamo bene, è
costituito dall'eco. L'eco è un fenomeno molto semplice: un'onda sonora, che può essere la tua voce, o un
rumore, si propaga fino ad una superficie distante, e dopo un certo intervallo di tempo torna indietro, e quindi puoi
sentirla di nuovo. Le due caratteristiche principali di questo fenomeno sono: il tempo che trascorre tra la
produzione del suono e la ripetizione - che dipende dalla distanza della superficie riflettente - e il fatto che il
suono torna indietro con minore intensità, ossia viene percepito con un volume minore, a causa dell'energia
spesa durante il tragitto.
In un ambiente chiuso
Il fenomeno della riflessione delle onde sonore si presenta anche in un ambiente chiuso, ma in questo caso
diventa molto più complesso, a causa dell'enorme quantità e varietà di fattori in gioco. In un ambiente chiuso,
infatti, c'è un grande numero di superfici riflettenti. Il suono incontra ognuna di esse con diverse angolazioni, e
si riflette con differenti angoli d'incidenza, riflettendosi più volte su diverse superfici, col risultato di comporre
alla fine una complessa "ragnatela" di riflessioni. Ognuna di queste riflessioni ha una diversa intensità e giunge
all'orecchio dell'ascoltatore con diversi tempi di ritardo. In effetti, migliaia di piccole riflessioni raggiungono
l'orecchio a distanze praticamente casuali l'una dall'altra, al punto che l'orecchio non riesce a percepirle come
eventi distinti: è questo il fenomeno che viene comunemente definito "riverbero". All'interno di un grande
ambiente, come ad esempio una cattedrale, i suoni non terminano in modo definito, ma hanno sempre una
certa coda di riverberazione naturale: questa coda è costituita da tutte le riflessioni del suono sulle superfici
della cattedrale, riflessioni che il nostro cervello raggruppa in un riverbero d'insieme.

Una semplice schematizzazione delle riflessioni generate da un'onda sonora in un ambiente chiuso. Nella
figura sono rappresentate solo alcune delle riflessioni effettivamente presenti: nella realtà sono praticamente
infinite e occupano tutte le possibili direzioni.
Qualche definizione
Poichè si fa spesso confusione tra gli effetti di echo, riverbero e delay, può essere utile sapere qual'è la
distinzione tra questi termini. Il termine "delay" in Inglese vuol dire "ritardo", ed un effetto che sia in grado di
generare un ritardo viene sempre definito un delay. L'echo è un effetto di delay nel quale il ritardo introdotto è
di almeno 35 ms, ed in cui eventuali ripetizioni successive siano tutte distinte tra loro. Il tempo di 35 ms infatti
è un tempo critico, al di sopra del quale il cervello è in grado di percepire i suoni come distinti. Il riverbero,
invece, è un effetto di delay con ritardo inferiore ai 35 ms, ed in cui si sommano molte componenti con differenti
ritardi casuali.

Questa schermata del plugin TrueVerb di Waves mostra tutte le componenti del riverbero disposte nel loro
sviluppo temporale. In rosso, all'istante 0, vediamo la sorgente, ossia il suono originario. In arancione troviamo le
Early Reflections, o prime riflessioni. Queste sono ancora abbastanza distinte tra loro, e nel nostro esempio
si protraggono fino ad 80ms dopo il suono originario. Dopo questo limite, in violetto, vediamo le ultime riflessioni:
queste sono oramai indistinguibili tra loro e formano la coda del riverbero.
Se non ci fosse stato Les Paul...
Il primo a costruire un rudimentale sistema di delay fu Les Paul, lo stesso che ha progettato la famosa chitarra
che porta il suo nome. Les Paul stava utilizzando un registratore a nastro quando si rese conto accidentalmente
che lo spazio tra la testina di registrazione e quella di riproduzione poteva essere utilizzato per creare un effetto
di delay. Les Paul modificò il suo registratore a nastro in modo da poter modificare il tempo di ritardo e ottenne
il primo effetto di delay, il cosiddetto "delay a nastro" o "tape delay". Solo molti anni dopo furono introdotti i
delay digitali. Anche il riverbero ha subito una lunga evoluzione. Inizialmente venivano utilizzate le Live Rooms,
ossia stanze dotate di superfici molto riflettenti, nelle quali il tecnico spostava vari pannelli per ottenere il riverbero
desiderato. In seguito sono stati introdotti il "plate reverb" e il riverbero a molla, o "spring reverb". Il plate reverb
era costituito da una grossa lamina d'acciaio, sospesa all'interno di un'intelaiatura, in grado di generare riverbero
grazie alla vibrazione. Lo spring reverb invece era costituito da una lunga molla, che produceva un riverbero,
sempre basandosi sul principio della vibrazione. Oggi tutti gli effetti di riverbero vengono ottenuti in modo
digitale.

Il riverbero a molla sfrutta un principio molto semplice. Un piccolo amplificatore riproduce il suono accanto
ad una molla, la quale entra in vibrazione e produce un effetto di riverbero grazie alla trasmissione della vibrazione
a tutte le sue spire. Un microfono posto accanto alla molla riprende il suono e lo invia all'uscita. La gran parte dei
vecchi amplificatori per chitarra erano dotati di un riverbero a molla, il cui suono è caratteristico di moltissime
vecchie registrazioni.

Il Reel-Echo è un effetto a pedale che simula il funzionamento dei Tape Delay come quello utilizzato da
Les Paul. Il circuito simula (anche graficamente) il percorso del nastro, e consente di scegliere varie velocità di
rotazione.
Perchè usare gli effetti
Gli effetti di riverbero, echo e delay, se usati con attenzione, possono migliorare moltissimo la qualità di una
registrazione, e donarle un'atmosfera molto più incisiva e corposa. In particolare l'effetto di riverbero viene quasi
sempre applicato alle voci, in modo da creare l'illusione che la performance canora sia stata realizzata in un
ambiente particolare. Ciò aggiunge una certa naturalezza al canto, ma anche una buona dose di magia e
fascino. L'importante è non esagerare: tempi di riverbero attorno al mezzo secondo sono più che sufficienti.
Anche la batteria è uno strumento che trae vantaggio dal riverbero: in particolare è tipico l'uso di un riverbero
sul rullante, magari con una Room piuttosto grande, che genera l'impressione di un ambiente molto ampio.
Inutile infine sottolineare l'uso del riverbero nei suoni di chitarra: qui c'è ampio spazio per la creatività. Gli
effetti di delay, invece, possono aiutare a creare trame sonore complesse e ritmicamente efficaci, in particolare
con i suoni di chitarra e basso.

Il plugin IR1 "Parametric Convolution Reverb" di Waves è basato sul lavoro del Prof. Farina, un grande
studioso di Acustica, famoso per il suo lavoro di archiviazione di ambienti acustici architettonici. Il plugin dispone
di una libreria di riverberi basati sulle caratteristiche acustiche delle più svariate "location" sparse sul globo, tra
cui ad esempio l'Auditorium di Santa Cecilia, il Teatro greco di Taormina, molte famose chiese, stadi, ma anche
interni di automobili e piccoli club.
Il basso di Roger Waters
Usiamo un semplice plugin di delay per realizzare il celebre suono di basso di One Of These Days dei
Pink Floyd.
Il giusto Tempo!

Innanzi tutto apri un progetto di Cubase e imposta il tempo di metronomo su 134 [1] e il beat su 4/4 [2]. Dopo la
parte introduttiva, la canzone dei Pink Floyd cambia il tempo in un 6/8, ma per modellare il suono di basso puoi
basarti sulle prime misure. Crea una traccia audio, collega il tuo basso alla scheda audio e assegna l'ingresso
alla traccia appena creata.
Carica il plugin

Per utilizzare Classic Delay è necessario averlo installato. L'installazione è semplice: è sufficiente copiare il file
Classic Delay.dll nella sottocartella VSTplugins di CubaseSX. Ora puoi aprire Classic Delay selezionandolo dal
menu a tendina [1] nella finestra Impostazione Canale Audio VST relativa alla traccia che hai deciso di dedicare
al basso.
Semplici impostazioni

Le impostazioni da fare sono molto semplici. Nella sezione INPUT [1] lascia i valori di default: il Pan a 0 e il tasto
Mono deselezionato. Nella sezione DELAY [2] seleziona il tipo Analog [3] e imposta il Sync ad 1/6 [4].
Automaticamente il Time si imposterà a circa 300 ms. Infine, nella sezione FEEDBACK [5], imposta il Level a
circa il 45% [6].
E ora si suona

Le altre impostazioni dell'effetto dipendono dal suono del tuo basso. Nella sezione SOUND [1] puoi utilizzare un
valore di Quality piuttosto basso, come quello che vedi in figura [2], per ottenere un suono vintage. I valori di Low
Cut [3] e di High Cut [4] possono in genere essere impostati su 20 e su 20k. Nella sezione OUTPUT [5] metti il
Mix su 1:1, regola l'Output come preferisci, e sei pronto per suonare come Roger Waters!

Questo articolo è stato pubblicato originariamente sul numero 11 della rivista
Digital Music
nel mese di Luglio/Agosto 2005.
© dell'editore EdizioniMaster
Non sono consentite riproduzioni totali ne' parziali dell'articolo.

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