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Tutorial -> MIDI e sequencer -> General MIDI

Nei precedenti tutorial sul protocollo MIDI ci siamo addentrati negli aspetti storici e teorici del
MIDI, sottolineando l'importanza di questo sistema di comunicazione tra strumenti musicali e
approfondendo il significato di tutti i messaggi MIDI e la loro struttura.
Il presente tutorial sarà invece dedicato ad un aspetto molto più pratico dell'utilizzo del
protocollo MIDI, ed in particolar modo all'impiego degli strumenti General MIDI.
Il General MIDI, abbreviato per comodità in GM, è un insieme di specifiche definite nel 1991 dalla MMA (MIDI
Manufacturers Association) e dal JMSC (Japan MIDI Standards Committee), con l'intenzione di fornire
una certa compatibilità tra diversi strumenti MIDI.
Sebbene il protocollo MIDI avesse già dimostrato tutti i suoi meriti, e si fosse già affermato come uno
standard importantissimo nel campo della produzione audio professionale, è solo grazie al General MIDI se
il MIDI si è affermato nel mercato degli utenti dell'audio in tutto il mondo, sia come sistema per la
realizzazione di musica a livello amatoriale, sia per la riproduzione di brani MIDI realizzati da professionisti o
da amatori senza problemi di compatibilità tra diverse piattaforme.
Cos'ha di "general" il General MIDI
Chiariamo innanzi tutto che il General MIDI non è un protocollo alternativo al MIDI, o un'estensione
del protocollo MIDI. I messaggi MIDI utilizzati sono sempre gli stessi: il General MIDI è solo un
insieme di specifiche che uno strumento deve rispettare per poter esporre il simbolo del General MIDI,
in modo da segnalare la propria compatibilità con altri strumenti o file General MIDI.
Il general MIDI, dunque, è uno standard che coinvolge, da un lato, le caratteristiche degli
strumenti MID, e dall'altro, le caratteristiche dei MIDI file, senza intaccare in alcun modo
il protocollo, che resta quello standard.

La caratteristica principale del General MIDI è quella di fissare, una volta per tutte, la corrispondenza tra
program change e strumento assegnato.
Per comprendere questa affermazione, pensiamo ai vecchi sintetizzatori dotati di connessioni MIDI, che
potevano essere a disposizione dei musicisti prima dell'introduzione del General MIDI.
Essi avevano (ed ancora hanno, naturalmente) un certo numero di preset, predefiniti dal costruttore
e spesso sovrascrivibili dall'utente. Concentriamoci però sui preset predefiniti dal costruttore. Non essendoci
alcun accordo tra i costruttori di tastiere e moduli di sintesi, l'ordine di questi preset era totalmente arbitrario
e variava io modo totale da strumento a strumento. Ad esempio poteva darsi che per primo ci fosse un
preset di pianoforte, per secondo un suono di basso, per terzo un brass, per quarto un synth lead, per
quinto un suoni di archi, e così via.
Immaginiamo ora di aver avuto a disposizione questo sintetizzatore,
e di aver composto un brano con un software sequencer, utilizzando i suoni del sintetizzatore. Per
il suono di basso, avremmo dovuto utilizzare un program change uguale a 2, per il suono di archi invece
avremmo utilizzato un program change uguale a 5, eccetera (immaginiamo che i program change partissero
dal numero 1: poteva anche darsi infatti che partissero dal numero 0, ma è più comodo negli esempi far partire
la numerazione da 1).
Se il sintetizzatore fosse stato multitimbrico, ossia se avesse avuto la capacità di riprodurre contemporaneamente
diversi suoni su canali diversi, avremmo potuto ad esempio usare la prima traccia del sequencer, con canale 1,
per suonare il basso (program change 2), e la seconda traccia, con canale 2, per suonare gli archi (program
change 5).
Fin qui, tutto bene. Con le proprietà del protocollo MIDI avremmo assegnato durata, volume, velocity,
modulation etc alle note che andavamo inserendo, fino a comporre un brano di nostro gusto, oppure
fino a riprodurre la base di un brano, per utilizzarla, ad esempio, in una serata in un locale.
Immaginiamo però adesso di aver portato il nostro file a casa di un amico, il quale possedesse un
sintetizzatore di un'altra marca, completamente diverso dal nostro.
Col desiderio di far ascoltare la nostra creazione all'amico, apriamo il suo programma sequencer e
colleghiamo il suo sintetizzatore all'uscita MIDI del computer.
MA, accidenti! Con sommo disappunto, ci saremmo a questo punto accorti che al posto del suono di basso
ci ritroviamo un suono, ad esempio, di flauto; al posto degli archi, percussioni; al posto di ogni
altro strumento da noi programmato, un suono completamente differente.
Questo comportamento era assolutamente naturale per tutti gli strumenti MIDI: da nessuna parte, infatti,
era previsto a cosa dovessero corrispondere i program change.
Il General MIDI dunque offre la possibilità ai costruttori di realizzare questa compatibilità prima
assente: i program change da 1 a 128 venivano codificati e assegnati a 128 strumenti predefiniti.
Quella che vediamo di seguito è la tabella dei 128 strumenti General MIDI.

Le applicazioni del General MIDI
Le possibili applicazioni del General MIDI sono davvero tante, e ci limiteremo a elencare brevemente
quelle più utilizzate.
Innanzi tutto, un campo di utilizzo dove il General MIDI è applicato in modo molto intenso è
quello del piano bar. E' infatti estremamente comodo poter utilizzare lo stesso strumento con le stesse
impostazioni per tutti i brani, e i tastieristi che fanno piano bar dispongono in genere di una tastiera
o di un modulo in grado di leggere file MIDI standard con impostazioni di Program Change
compatibili col General MIDI.
Uno strumento molto utilizzato è il Sound Canvas di Roland, che dispone di un set di suoni
General MIDI piuttosto realistici e del lettore floppy per leggere i file MIDI:

Un secondo campo di applicazione è quello dell'utenza che acquista i brani in formato General MIDI
per studiarli, oppure per divertirsi col Karaoke casalingo, o per i gestori di locali in cui
si svloge il karaoke stesso. Per il Karaoke, in particolare, ci sono formati estesi (come il .kar) che
oltre ai dati MIDI compatibili col General MIDI, contengono anche i file di testo con i testi dei brani, che
scorrono in sincronia con la musica se visualizzati con appositi lettori.

C'è infine l'utenza che vuole realizzare file MIDI riproducibili su varie apprecchiature, sfruttando la
diffusione del sistema General MIDI.
Oggi infatti, oltre a sistemi come il Sound Canvas e a tastiere MIDI completamente compatibili
con il General MIDI, anche una gran parte delle schede per pc dispongono della capacità
di rispodurre suoni General MIDI: è il caso ad esempio delle diffuse Sound Blaster della Creative, o
delle SoundMax spesso disponibili come integrato sulla scheda madre.
Si aggiunga inoltre che i sistemi operativi Windows dispongono di un sintetizzatore di
suoni General MIDI integrato, quindi è possibile realizzare e riprodurre file General MIDI
anche in assenza di una scheda audio compatibile.
Sono disponibili inoltre software che rispoducono i suoni General MIDI, come la versione software
del Sound Canvas, prodotta da Edirol; e va anche ricordato che tutti i principali player audio (Windows Media
Player, Winamp, BSPlayer, etc) riproducono correttamente i file General MIDI.
Creare un midifile General MIDI con Cubase
Creare un file MIDI con i suoni General MIDI con un programma come Cubase è una cosa
estremamente semplice, purchè si abbia una certa confidenza con la notazione musicale
o almeno con i concetti di durata e intensità delle note e di tempo metronomico.
Vediamo con una piccola procedura guidata come realizzare un file del genere,
utilizzando soltanto Cubase e il generatore di suoni di Windows.
Anche se il generatore di suoni di Windows non è certo di qualità eccellente, questo
però ci permetterà di utilizzare il General MIDI anche senza possedere una scheda audio che disponga
di propri suoni interni.
Per prima cosa apriamo Cubase e creiamo un nuovo progetto. Per semplificare le cose
parto da un progetto completamente vuoto.
Cliccando col tasto destro nell'area delle tracce, selezioniamo "Aggiungi MIDI tracce" e creiamo
una nuova traccia MIDI.

Apparirà una traccia MIDI denominata MIDI 01 e sulla sinistra il cosiddetto "Inspector" della
traccia, nel quale vengono visualizzate tutte le informazioni relative.
Se l'inspector non fosse visualizzato, cliccate sul tasto "Visualizza Inspector" (quello cerchiato in rosso
nella prossima immagine.
Ora selezioniamo un out per la nostra nuova traccia: tra le possibilità ci sarà certamente "Sintetizzatore
Microsoft", che è il generatore interno di Windows, rispondente alle caratteristiche General MIDI.
Noi selezioniamo questa scelta. Naturalmente potrebbero essere disponibili altre voci: il sintetizzatore della
scheda audio, oppure le uscite MIDI della scheda, oppure ancora l'ingresso di un software MIDI. La
nostra scelta ha la caratteristica di essere presente su qualsiasi pc Windows, e quindi la preferiamo
per semplicità. Se preferite scegliere un altro out, accertatevi che ci sia collegato un sintetizzatore
General MIDI.

A questo punto dobbiamo creare un'area di lavoro nella quale inserire le note. Per far ciò dobbiamo
utilizzare lo strumento penna: andiamo a selezionarlo dal menu degli strumenti e clicchiamo nello
spazio vuoto della nostra traccia MIDI per creare un'area di lavoro: ad esempio creaiamo un'area di una
misura.

Ora che abbiamo un'area di lavoro su cui agire, apriamola con un doppio click del mouse e vediamo
il nostro editor in stile "piano roll".

Questo editor è caratterizzato dall'uso estremamente intuitivo. Per inserire una nota (come nell'immagine sopra)
è sufficiente selezionare lo strumento penna e andare a tracciare la nota con il mouse.
Noterete che il programma non permette di tracciare note di lunghezza arbitraria: è infatti
impostato in modo da seguire una certa "quantizzazione", ossia un sistema che vi impedisce di registrare
o scrivere note in modo impreciso. Se la quantizzazione impostata non vi piace, potete modificarla
da un apposito menu, oppure disabilitarla del tutto (però in questo caso dovrete essere molto precisi).

A questo punto completiamo una semplice melodia per il nostro esempio. Grazie al protocollo MIDI, possiamo
avere controllo su ogni aspetto delle nostre note: volume, velocity, pan, aftertouch etc.
Per accedere a questi controlli basta puntare il mouse sulla tendina a scorrimento presente in basso a sinistra
nella finestra dell'editor, scegliere un parametro e modificarlo, nota per nota, nella finestra inferiore dell'editor.

Avrete notato che finora abbiamo sentito le note che andavamo inserendo e modificando, riprodotte sempre con un
suono di piano. Questo dipende dal fatto che ancora non abbiamo sfruttato il Program Change. E' qui che interviene
il General MIDI e la sua mappatura. Immaginiamo di voler utilizzare un suono di organo per la traccia
appena creata. Andiamo allora a leggere l'elenco degli strumenti General MIDI e vediamo che ai suoni di
organo corrispondono i program change da 17 a 24. Dovremo dunque assegnare alla nostra traccia un
Program Change che corrisponda ad uno di questi valori.
Per far ciò possiamo tornare alla schermata principale del progetto di Cubase, e in particolare ad una sezione
dell'Inspector della traccia, dedicata proprio al canale MIDI ed al Program Change.
Assegniamo dunque il Program Change numero 17 (Program Change è abbreviato in "prg" sull'Inspector).

Questa operazione assegnerà alla traccia un Program Change generale che farà in modo che la traccia
venga riprodotta tutta con un suono di organo (Organ 1).
Naturalmente è anche possibile assegnare un altro Program Change in un certo punto della traccia, in modo
che questa cambi suono, durante il brano: ad esempio, alla misura 24 vogliamo che il suono di organo passi da
quello corridpondente al Program Change 17 (Organ 1) a quello corrispondente al Program Change 21 (Reed
Organ). Per fare ciò basterà tornare nella finestra dell'edit e agire dove abbiamo visto che si modificano tutti gli
altri parametri di controllo, come volume, velocity etc. Il Program Change infatti non è altro che uno dei Control
Change, e appare nella lista assieme agli altri (vedi il tutorial sulle istruzioni MIDI).
A questo punto vorremo certamente inserire una nuova traccia. Per far ciò è sufficiente seguire da capo le stesse
operazioni fatte per la prima traccia: creare una traccia MIDI, creare uno spazio di lavoro, aprire l'editor,
inserire le note. Adesso sceglieremo il suono: ad esempio, un Picked Bass, corrispondente al Program Change
numero 35 (vedi sempre la tabella).
Per visualizzare l'Inspector della traccia 2, sarà necessario che questa sia selezionata: dunque, se non lo fosse,
selezioniamola con un click del mouse; a questo punto impostiamo il canale 2 e selezioniamo il "prg"
numero 35.

Questa operazione può essere ripetuta quante volte si desidera per aggiungere altre tracce MIDI, sommando
ad esempio una traccia di chitarra, una di strings, una di effetti e così via.
Un accorgimento importante da conoscere e da tenere a mente è relativo alla traccia di batteria: per
convenzione, la traccia di batteria è sempre assegnata al canale 10. Per quanto quest'accortenza
non sia strettamente necessaria, in quanto la eventuale scelta di un canale differente per la batterioa non inficia
in alcun modo la compatibilità General MIDI, in ogni caso si tratta di una convenzione alla quale è meglio
adeguarsi per comodità.
Per quanti trovassero scomodo o poco intuitivo l'editor grafico (piano roll) di Cubase, magari perchè
abituati allo spartito musicale, ricordo che è possibile visualizzare ed editare le note anche in modalità "classica"
scegliendo Partiture -> Apri Selezione, ovviamente in un momento in cui l'area di lavoro che vogliamo modificare
è selezionata. Non entro nei dettagli dell'edit perchè esulano dalle intenzioni di questo tutorial e ci porterebbero
via pagine e pagine.

In ogni caso sia la visualizzazione che l'edit del piano roll e della partitura sono perfettamente equivalenti,
dunque utilizzare un sistema o l'altro è indifferente. Per esperienza, vi consiglio però di cercare di prendere
confidenza con il piano roll: si tratta di un sistema immediato e semplice, e spesso cose che può risultare
difficile inserire sullo spartito, diventano banali sul piano roll.
Chiudo con una immagine che potrà far sorridere, ma che in un colpo solo spiega perchè il piano roll si chiama
in questo modo e fornisce un'idea chiarificatrice del MIDI. Si tratta del cosiddetto "player piano", o piano
automatico, e tutti noi lo conosciamo per averlo visto in qualche film americano, in genere di ambientazione
western. Si tratta di un piano concepito nel XIX secolo, e si basa su un principio perfettamente simile
a quello del MIDI: un foglio di carta contiene le informazioni necessarie alla riproduzione delle note: quale tasto
premere, quando premerlo, con quale intensità, e quando lasciarlo.
Rispetto al MIDI di oggi, manca solo il General MIDI...


© audiomaster.it (Michelangelo Izzo) 2005

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